Approfondimenti
 
"Cieli Perduti" di Guido Cossard
01/06/2010
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Antiche civiltà col naso all'insu

Il rapporto con il cielo è una delle modalità di contatto con la natura che sono state più e peggio stravolte dal ‘progresso'. La tecnologia, da un lato, ci ha dotato di strumenti ottici più potenti, consentendoci di confermare ciò che un tempo potevamo solo ipotizzare, e ci ha permesso di intraprendere viaggi spaziali per toccare e saggiare direttamente i pianeti più prossimi. D'altro canto, però, lo sviluppo economico e tecnologico ha abbagliato alcune aree del pianeta, ridotte territorialmente ma nelle quali vive la sempre più ampia maggioranza degli abitanti: il cosiddetto ‘inquinamento luminoso' al quale si presta sempre più attenzione. Le tremolanti lucine degli astri sono state cancellate dalle nostre notti, un po' come le lucciole di cui parlava Pier Paolo Pasolini (e che, fortunatamente, sono ritornate).
Nel passato, invece, il rapporto tra l'uomo e il cielo era molto diverso. Nelle loro nottate oscure (in senso metaforico e letterale), le generazioni che ci hanno preceduto hanno potuto e dovuto apprezzare un cielo molto più ricco di stelle semplicemente levando gli occhi in alto. Uno spettacolo tanto impressionante da essere stato subito popolato di fantastiche figure, che l'astrologia e l'astronomia, ciascuna nelle proprie specificità, hanno poi tramandato (fino a noi, almeno nelle denominazioni). Dalle divinità lanciate su carri velocissimi alle barche cariche di eroi mitologici che solcavano l'oceano celeste, dagli utensili della vita quotidiana fino alle fiere spaventose.
Dal neolitico - in parallelo con la nascita dell'agricoltura, la grande rivoluzione che affrancò i primi abitanti della terra dalla precaria condizione di raccoglitori-cacciatori - la conoscenza degli astri e del cielo è divenuta poi il criterio per stabilire i primi calendari. Sempre in parallelo con le funzioni pratiche, però, le progressive conoscenze astronomiche hanno nutrito anche credenze metafisiche. I riferimenti per osservare il punto di levata del Sole, della Luna e delle stelle sono stati materializzati medianti pali totemici e imponenti opere megalitiche, che hanno svolto una funzione religiosa e scientifica insieme.
Guido Cossard, presidente dell'Associazione valdaostana di ricerche e studi di archeoastronomia, già autore di altri saggi su questo affascinante tema, va in questo suo ‘Cieli perduti' alla ricerca delle stelle "degli antichi", cominciando con la preistoria e proseguendo con Sumeri, Babilonesi, Egizi, Cinesi, Celti, Indiani d'America, Incas, Atzechi, Maya. Popolazioni antiche che ci hanno lasciato una quantità immensa di testimonianze. Lo stile compendia accortamente sensazionalismo e rigore scientifico, l'apparato iconografico non è all'altezza dell'avvincente tema trattato.
Tratto da "Almanacco della Scienza"
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